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Storia della sezione svizzera

1990 - 2010: vinti anni al servizio della libertà di stampa

« Sono giornalista e vengo dal Burundi. In Svizzera esiste Reporter senza frontiere? » Anne-Marie Grobet, fotoreporter, ricorda bene la frase che ha segnato una svolta nella sua vita. Da allora sono passati quidici anni. Il collega africano che le era dinanzi aveva appena trovato rifugio in territorio svizzero e sapeva, per esperienza personale, che RSF aiuta i giornalisti perseguitati.

La fotografa ginevrina girò la domanda ai colleghi che conosceva e incontrò così un'altra giornalista, Viviane Mermod-Gasser, anche lei interessata alla giovane organizzazione, nata cinque anni prima in Francia. Insieme riuscirono a raccolgliere i nomi di alcune persone pronte a darsi da fare per creare una sezione sivizzera di RSF. Insieme si recarono a Montpellier, nei cui bistrò incontrarono altri giornalisti "militanti"...Pochi mesi dopo, il 19, maggio 1990, Berna ospitava l'assemblea costituente della sezione svizzera di Reporters sans frontières. François Gross, caporedattore de La Liberté, ne diventava il primo presidente. In seguito Gross sarebbe anche stato nominato alla presidenza di RSF-International.

Tra i pionieri, spiccano i nomi di due giornalisti il cui impegno sarà fondamentale nella storia di RSF-Svizzera: Jean-Marie Etter (attuale presidente del consiglio della Fondazione Hirondelle) e Thérèse Obrecht. Il Comitato inizia così il lavoro che membri e segretariato porteranno avanti con determinazione nel corso degli anni: inviare alle redazioni giornalistiche i comunicati in cui si denunciano le violazioni della libertà di stampa in tutto il mondo, intervenire presso le autorità svizzere su casi precisi, organizzare dibattiti su questioni legate al mondo dei media, offrire un aiuto puntuale ai giornalisti in cerca di asilo politico in Svizzera...

Il primo grande progetto sarà la creazione di una stazione radiofonica umanitaria in Ruanda nella difficile situazione del post-genocido. Anne-Marie Grobet si reca in Africa per documentare il progetto con fotografie che verranno in seguito raccolte in uno splendido libro, fotografie delle quali una selezione apre questo album. La fotografa ricorda:

« In pieno genocidio - un milione di morti in tre mesi - Reporter senza frontiere voleva creare in Ruanda una radio indipendente nella speranza di potersi opporre ai messaggi delle radio dei carnefici e di offrire a tutti i ruandesi una fonte d'informazione imparziale. Tre mesi dopo, con la vittoria del Fronte patriottico ruandese (FPR) e la fine del massacro, la radio di RSF riuscì finalmente a iniziare le trasmissioni, anche se fuori dai confini del Rwanda, in regioni in cui si erano rifugiati gli autori del genocidio insieme con la popolazione hutu che avevano costretto a seguirli (in totale più di un milione di persone). L'idea era quella di installarsi in Ruanda, ma in quel paese ferito e dimato l'autorizzazione non fu mai accordata, ancor meno quando iniziammo a tramettere 'dall'altra parte'. Agatashya (che significa appunto Hirondelle, rondine) assunse comunque sino in fondo il suo ruolo di messaggero e precursore e giorno dopo giorno cercò di salvaguardare la prpria imparzialità ».

Per quanto riguarda RSF-Svizzera. il testimone è poi passato a volti noti della Televisione svizzera francese: il cronista e produttore Renato Burgy è diventato presidente di un Comitato che raggruppava giornalisti del calibro di Claude Torracinta, presentatore di Temps Présent, uno dei pilastri del palinsesto della TSR, di Romaine Jean, di Massimo Lorenzi...In seguito, sarà la scrittrice e giornalista Laurence Déonna a presidere RSF-Svizzera, prima di lasciare, nel 2003, l'incarico a Gérald Sapey, ex direttore della Tribune de Genève e della Radio Suisse Romande.

Tra le iniziative principali di questi ultimi anni ricordiamo:

  • Prime testimonianze pubbliche del ciberdissidente maldiviano Ibrahim Lufty e della giornalista irachena Thikra Mohammed Nader;
  • Il seminario dal titolo "Journalisme et démocratie", organizzato insieme alla Fondatione Hirondelle e al Club svizzero della stampa e destinato a una ventina di giornalisti provenienti dal Kosovo;
  • La tavola ronda pubblica a Mosca, coordinata dall'attuale presidente di RSF-Svizzera Thérèse Obrecht Hodler, sul tema del sequestro di giornalisti nel Caucaso del Nord;
  • L'organizzazione di numerosi incontri nell'ambito delle scorse edizioni del Salone Internazionale del libro e della stampa di Ginevra, tra cui "Femmes, Presse, Liberté", con la partecipazione del futuro premio Nobel Jean Dominique, assassinato nell'aprile 2000, e di Benoît Aubenas, padre della giornalista francese Florence Aubenas, allora sotto sequestro in Iraq da diversi mesi.

L'incoraggiante crescita di RSF-Svizzera è evidente anche in altri campi. In quindici anni si è passati da un gruppetto formato da una manciata di volontari a un'associazione che conta attualmente più di 450 membri. Gli uffici sono coordinati da una segretaria esecutiva (Christiane Dubois) con il quale collaborano regolarmente diversi stagisti. Altro motivo d'orgoglio: un membro del comitato (George Gordon-Lennox) rappresenta ufficialmente RSF presso la Commissione per i diritti dell'uomo delle Nazioni Unite e altre istituzioni internazionali con sede a Ginevra.

Chi, nel corso degli ultimi quindici anni, ha fatto parte del comitato concorda nell'affermare che dal 1990 sono stati fatti grandi passi avanti. Con il senno di poi, il solo rincrescimento è di non aver saputo rendere RSF attiva anche nella Svizzera tedesca e in quella italiana, com`è successo nella Svizzera romanda. È questa la sfida che sta raccogliendo l'organizzazione, in collaborazione con i due coordinatori regionali per il Ticino (Riccardo Fanciola) e la Svizzera tedesca.

 

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